27 dicembre 2020 Nawame, Vlog e articoli 0

Il bondage – e il BDSM – spiegati facili

Molte persone, quando pensano a bondage e BDSM, si immaginano scenari alla “Cinquanta sfumature”. Ebbene la realtà è molto diversa, più interessante, più divertente e la scopriremo grazie a questo articolo e al piccolo gioco finale che vi invito a fare.

E se avete qualcuno che non sa che cosa sia il BDSM o ne ha un’idea un po’ distorta, vi consiglio di fargli leggere questo!

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  1. Perché si fa?
  2. Fa parte del BDSM? E il sesso?
  3. Tutto il piacere del BDSM
  4. Chi lega chi?
  5. Oltre alle corde c’è di più!
  6. È pericoloso?
  7. Sano sicuro e consensuale
  8. Gioco finale – Ci hai mai pensato al bondage?

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1 – Perché si fa?

La prima domanda che tutti si fanno è “ma perché si fa?”

Tra le foto e i video che possiamo vedere online, troviamo immagini patinate adatte per essere utilizzate in qualche articolo generalista e altre invece realizzate da professionisti, magari con sospensioni spettacolari o legature molto complesse.

In realtà dobbiamo pensare alle corde semplicemente come a un mezzo di comunicazione. Io posso dire la stessa cosa – per esempio “mi piace questa parte del tuo corpo” oppure “mi piace questa sensazione che le corde mi danno” – a parole, con un gesto oppure attraverso le corde.

“Ma perché usare proprio le corde?”

Una volta che siamo immobilizzati o che immobilizziamo il nostro partner, diventiamo più vulnerabili o rendiamo vulnerabile un’altra persona; questo ci permette di liberarci di tutti quei “paletti” che tiriamo su nella vita di tutti i giorni. Quando facciamo bondage concediamo l’accesso al nostro corpo o entriamo nello spazio fisico e psicologico del partner. Per questi motivi e per l’intensità dell’esperienza, a volte si toccano aspetti dei quali è difficile parlare a parole, aspetti intimi, desideri che magari sentiamo il bisogno di “darci il permesso” di esplorare e vivere.

Un buon modo è di farlo attraverso le corde.

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2 – Fa parte del BDSM? E il sesso?

Bondage è proprio la prima lettera dell’acronimo BDSM, quindi ovviamente ne fa parte!

BDSM è una sigla che sta per

  • Bondage – inteso non solo come legature e manette ma anche come “schiavitù” erotica,
  • Dominazione – quando è presente uno scambio di potere e uno dei partner “guida” il gioco – ma anche Disciplina – ovvero le regole che, se infrante, possono portare a una qualche “punizione”,
  • Sadismo – ovvero il trarre piacere nell’infliggere dolore o umiliazione al partner – ma anche Sottomissione, quando uno dei partner cede parte della propria libertà all’altro,
  • Masochismo – ovvero il trarre piacere nel ricevere dolore o umiliazione e riuscire a erotizzarlo.

BDSM non è dunque una parola “proibita”; è semplicemente una serie di pratiche che hanno a che fare con lo scambio di potere, la dominazione e la sottomissione, la costrizione, il sadomasochismo.

Ovviamente parliamo di giochi fatti da persone maggiorenni e consensuali che si divertono con l’unico scopo di provare e far provare piacere in modo assennato, sicuro e consensuale. Parleremo meglio di questo aspetto più avanti.

“E il sesso? Il vecchio caro sesso tradizionale?”

Non esiste un sesso “tradizionale” e anche la parola “sesso” comprende molte più cose che il solo rapporto sessuale. Ad ogni modo il BDSM è un arricchimento, una possibilità in più per la coppia nel mondo dell’erotismo e della sensualità.

E visto che “sesso” non è solo il rapporto sessuale, si può fare bondage con partner con cui abbiamo relazioni diverse – di amicizia, di amore, di sesso, persino di conoscenza casuale – e possiamo farlo in modi e con finalità diverse, esattamente come nella vita ci rapportiamo in modi diversi con persone diverse.

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3 – Tutto il piacere del BDSM

I modi di provare piacere nel BDSM e nel bondage sono tanti e molto personali.

Avete presente il peperoncino? Io un po’ di “piccante” lo gradisco, ma basta poco perché mi dia fastidio; eppure tante persone versano il peperoncino a manciate sui piatti! A me poi piace il pepe ma non amo il gusto della mostarda.

Nel BDSM è esattamente la stessa cosa: a una persona può piacere ricevere dei morsetti su un capezzolo ma c’è anche chi ci mette sopra una molletta di metallo, c’è chi ama sculacciare, chi essere frustato, chi dire che cosa fare e chi mettersi nelle mani di qualcun altro. C’è chi ama le sensazioni forti e chi quelle più soft. Anzi, anche il concetto di “forte” o di “soft” è molto personale e non c’è nulla che lo stabilisca a priori.

Non è poi necessario fare tutto. Il sesso “estremo”, “alternativo” o “kinky” – chiamiamolo come ci pare – è uno spazio in cui si destruttura l’idea di sesso “tradizionale”, si sperimenta, ci si conosce, ci si mette in gioco. Ognuno può scoprire che cosa ama fare e in che modo. A seconda delle inclinazioni, un certo stimolo, che nella vita di tutti i giorni definiremmo come fastidioso, potrebbe trasformarsi in un eccitante piacere.

E non c’entrano genere, orientamento sessuale, come ci comportiamo nella vita di tutti i giorni o il tipo di lavoro che facciamo. E nemmeno possiamo dire che il dominante è la parte attiva e il sottomesso quella passiva: siamo complementari e abbiamo lo stesso valore nello scegliere quello che faremo. Semplicemente cerchiamo di trovare un terreno comune in cui poter esprimere quello che vogliamo fare in modo soddisfacente e rispettoso.

Una cosa è certa: nella misura in cui ci piacciono, queste pratiche possono darci stimoli nuovi e inusuali, parlare al nostro corpo e al nostro cervello.

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4 – Chi lega chi?

Nel BDSM “top” è chi fa una certa azione – per esempio legare – e “bottom” chi la riceve.

Chiariamo subito che questi “ruoli” non hanno nulla a che vedere con genere e orientamento sessuale. Io nei miei corsi ho trovato uomini che legavano donne, donne che legavano uomini, ma anche persone non-binary, cis, trans, etero, omo, bi, asessuali… davvero ogni possibile combinazione. Ed è giusto che sia così, che ognuno possa fare quello che vuole. Nulla vieta poi anche di alternarsi nei vari ruoli.

Non solo: non c’è una parte più o meno importante o più o meno forte. Si fanno cose diverse; ci può essere una differenza di “azione”, ma il valore è lo stesso. Come in una squadra di calcio non è più importante chi fa l’attaccante o chi sta in porta.

Essere top (chi lega) non significa infatti fare quello che ci pare ed essere bottom (chi viene legato) non significa essere deboli! E nemmeno avere avuto traumi particolari nell’infanzia! Siamo due persone che vogliono stare bene e vogliono far star bene il partner. Si è semplicemente complementari.

“Ma non è che poi chi mi conosce pensa che abbia una qualche perversione? O che sia una persona che fa sesso con chiunque? E se a un corso incontro qualcuno che conosco? E se lo propongo al mio partner e pensa che sia uscito di testa?”

Avere il timore di non essere capiti è comprensibilissimo e non posso certo dirvi come sia meglio comportarsi. A volte dietro certi giudizi si nasconde solo l’ignoranza, il non sapere di che cosa si tratti, ma questo non può certo scusare una mancanza di rispetto.

L’unica cosa che mi sento di dire è che in questi ambiti in cui mettiamo in gioco noi stessi, la nostra sessualità, le nostre emozioni è fondamentale fidarsi della persona che abbiamo davanti, sapere che è possibile instaurare una comunicazione autentica e rispettosa, e anche essere il più possibile consapevoli noi di quello che stiamo cercando. Per questo chi fa BDSM si interroga molto anche riguardo a comunicazione, negoziazione e consenso.

Forse tenersi dentro certe cose è tanto frustrante quanto parlarne con una persona della quale non ci fidiamo. Ma ancora una volta ognuno deve fare quello che si sente.

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5 – Oltre alle corde c’è di più!

Anche se molte persone pensano che si tratti solo di corde, il termine “bondage” indica tutte le pratiche che determinano una costrizione, come manette, barre divaricatrici, pellicola di PVC, harness e ovviamente anche le corde! In quest’ultimo caso sarebbe tra l’altro più corretto parlare di “rope bondage”.

Non solo: anche all’interno del “rope bondage” ci sono poi stili diversi, come quello “americano” o “western bondage” – quello delle immagini di Bettie Page per intenderci – e quello giapponese – detto anche “shibari” o “kinbaku”. Per non parlare degli stili “fusion”!

Non esiste dunque un modo di fare bondage migliore degli altri; ognuno può trovare lo stile e il materiale più congeniale.

Fare bondage infatti non si esaurisce nell’immobilizzare una persona. La tecnica conta, ma l’importante è che questa serva a trasmettere e ad accogliere sensazioni ed emozioni e a farci vivere un’esperienza positiva e appagante. Gli strumenti sono utili ma è più importante come si usano!

Quindi, se volete sperimentare col vostro partner (o, perché no, anche in solitaria) qualcosa di semplice riguardante il bondage, provate con qualcosa che avete in casa – per esempio una cintura o la fascia dell’asciugamano – ma soprattutto pensate prima a che cosa veramente vi attira di questa pratica e parlatene col partner.

Potreste scoprire fantasie e desideri che non erano mai venuti a galla e che magari vi ecciteranno ancor prima di iniziare a giocare!

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6 – È pericoloso?

Voi andreste in auto con una persona che non ha la patente? No, vero? Con il bondage funziona più o meno allo stesso modo.

Fare bondage – ma anche tante altre pratiche BDSM – ha dei rischi ed è proprio per questo motivo che è importante frequentare corsi, informarsi e confrontarsi con altri appassionati. Fortunatamente è uno “studio” che può essere molto piacevole e che riguarda sia top che bottom.

Ovviamente per realizzare qualche facile legatura non serve aver frequentato corso appositi e guardare qualche video online può essere un buon modo per acquisire le prime informazioni. Legare le caviglie al letto con la cintura dell’asciugamano non è pericoloso come fare sospensioni, così come fare spanking non è la stessa cosa che usare una frusta.

Se poi vorremo saperne di più o imparare tecniche più complesse, allora sarà necessario rivolgersi a un professionista. Oggi è possibile trovare workshop e incontri nelle principali città, libri e c’è anche tanto materiale online non solo sugli aspetti tecnici ma anche su quelli storici, culturali, estetici, ecc.

Proprio sul mio sito ci sono diversi articoli e video, tra cui anche una guida sulla sicurezza e una al consenso e alla negoziazione, due risorse molto utili per iniziare a capire meglio come avvicinarsi a questa disciplina.

Purtroppo c’è anche chi si improvvisa a fare cose che magari a fare cose che vanno oltre le capacità proprie e del partner. In fondo il buon senso è sempre fondamentale; se si è preparati e si fanno cose che sono al nostro livello e che sappiamo gestire, i rischi si riducono notevolmente.

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7 – Sano sicuro e consensuale

Esiste una sigla che riassume i principi base del BDSM: “SSC”, ovvero “sano, sicuro e consensuale”.

  • “Sano”. A prescindere che si debba sempre fare attenzione alla trasmissione di malattie, in realtà “sano” è un’errata traduzione dall’inglese “sane” che non ha nulla a che vedere con la salute ma significa “assennato”, nel senso di capace di distinguere la fantasia dalla realtà. Per intenderci, pensare di vivere come in “Histoire d’O” oppure ritenere che in quanto dominanti si possa fare quello che si vuole fa parte di fantasie che è bene che restino tali.
  • “Sicuro” significa che dobbiamo cercare di ridurre i rischi il più possibile – quindi essere preparati tecnicamente, consapevoli di quello che si sta facendo, avere fiducia nel partner, ecc. – ma anche non essere in uno stato di coscienza alterata dovuta ad alcol, droghe o altre sostanze. E con sicurezza si intende sia quella fisica sia quella psicologica.
  • “Consensuale” implica che chi fa certi giochi esprima chiaramente e senza condizionamenti la volontà di farli, sia informato di che cosa verrà fatto e consapevole di poter interrompere la sessione in qualsiasi momento.

Ovviamente è impossibile rendere una pratica completamente “sicura” e quello che è “assennato” per una persona può non esserlo per un’altra.

Vi sembra tutto un po’ eccessivo? Pensate che l’SSC tolga spontaneità al gioco?

Tutt’altro! Se qualcuno in questo ambiente si presentasse dicendo che non ha bisogno di frequentare corsi perché il BDSM “ce l’ha nel sangue” oppure che non fa SSC perché “gli piace il rischio”, forse riuscirebbe ad abbindolare qualcuno online, ma prima o poi i nodi verrebbero al pettine. Si spera il prima possibile!

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Gioco finale – Ci hai mai pensato al bondage?

Spero che tutte queste informazioni che vi ho dato siano state utili. Potete condividerle col partner o nei vostri profili per fare conoscere meglio il bondage, che è una pratica che a chi piace può dare tante soddisfazioni.

Ma vi voglio lasciare con un piccolo gioco.

Chiudete gli occhi e pensate a un’immagine di bondage, la prima che vi viene in mente; può essere qualcosa di immaginario o che avete visto, un ricordo o una fantasia, con voi o senza di voi.

Fissatela bene in mente.

Torniamo alla realtà e riflettiamo un attimo su quello che avete pensato. Eravate presenti nell’immagine o ne eravate spettatori? Vi siete focalizzati sulla persona che legava o su quella legata? O più in generale sulla scena? Che cosa vi ha toccato di quell’immagine mentale? E che sensazioni vi fa provare ora che ci ripensate?

Ecco, questi possono essere degli spunti di riflessione per capire che cosa vi attira del giocare con le corde.

Che cosa vogliono dire? Lo potete sapere solo voi. Sicuramente è un buon inizio per conoscervi, molto meglio che provare tanto per provare oppure perché “va di moda”!

E questo gioco lo potete fare con partner o amici!

Quindi buona “scoperta” del bondage e magari…ci rivediamo a un corso!

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Riguardo l'autore

Andrea:

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