11 ottobre 2019 Nawame, Vlog e articoli 0

Cinque falsi miti sul bondage giapponese

In questo articolo vi presento cinque luoghi comuni sul bondage giapponese che ancor oggi resistono e vengono portati avanti persino da praticanti di ogni livello.

Voi quanti ne conoscevate? e quanti ne avete trovati leggendo un articolo o un libro o magari semplicemente chiacchierando con qualcuno?

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1. Lo shibari è un’antica arte giapponese praticata dalle geisha.

Iniziamo con un grande classico: il bondage giapponese non è “un’antichissima e millenaria arte”! Lo shibari nasce infatti solo nei primi decenni del Novecento ad opera di Itoh Seiu (1882-1961). Farlo risalire al periodo Edo (1603-1868) o ancora più indietro nel tempo è decisamente anacronistico.

Inoltre le geisha non legavano i loro clienti e non sono state loro le artefici della trasformazione dell’uso di corde dall’arte marziale dell’hojojutsu alla pratica erotica. Dimentichiamocele per sempre in questa inedita veste.

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2. Shibari e kinbaku sono pratiche molto diverse tra loro.

Shibari significa “atto del legare/legatura” e si pronuncia “shibàri”. Kinbaku significa “nodi stretti, fatti come si deve” e la pronuncia è vicina a “kìnbakù”, come se fossero accentate sia la prima che la terza sillaba.

A volte si trova scritto che uno è arte e l’altro sesso oppure che uno è l’evoluzione di un’arte marziale e l’altro una pratica sadomasochistica. Queste distinzioni non hanno alcun senso e in linea generale possiamo considerare shibari e kinbaku dei sinonimi.

NB: “kinbaku” si scrive con la N!

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3. Lo shibari è arte e non c’entra nulla col sesso e il BDSM.

Lo shibari o kinbaku è il bondage in stile giapponese e fa parte del vasto mondo del BDSM come qualsiasi altro tipo di bondage, fatto con corde e non.

È una pratica che afferisce alla sfera della sessualità e non c’è nulla di cui vergognarsi per questo. Se andiamo oltre all’idea che la sessualità non è solo fare l’amore, ci accorgiamo che esiste un continuum di possibilità di espressioni interpersonali tra due persone nel quale il bondage può trovare la sua collocazione, dalla pratica tra amici a quella nella coppia, da uno stile carezzevole a uno molto deciso, ecc.

Inltre non c’è ovviamente nessuna relazione tra la posizione dei nodi di una legatura e i punti di pressione dello shiatsu o dell’agopuntura. Sì, si trova scritto anche questo!

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4. Lo shibari è una forma di arte marziale che si pratica nei dojo.

Il bondage giapponese risente sicuramente di un immaginario psicologico e iconico che deriva anche dall’hojojutsu, l’arte marziale di difesa e di immobilizzazione attraverso l’uso di corde, ma lo shibari non è una forma di hojojutsu o di arte marziale, ma una pratica erotica.

A volte i luoghi dove si insegna bondage giapponese vengono chiamati dojo…ma solo in Occidente! In realtà nessun maestro giapponese chiamerebbe mai “dojo” la sua scuola, proprio perché le arti marziali non c’entrano niente.

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5. Io rigger, tu bunny.

I termini più usati per indicare chi lega e chi viene legato sono “top” e “bottom”, a prescindere dal fatto che esista una dinamica di dominazione e sottomissione tra chi fa corde.

Esistono anche altri termini, forse più bruttini, che vengono usati in questo ambito, come “rigger” per chi lega e “rope bunny” per chi viene legato.

Altri termini come “bondager” (parola che in inglese non esiste nemmeno) o “roper” (lett. “cordaio”) per fortuna non vengono più utilizzati.

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Andrea:

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