3 giugno 2020 Nawame, Sicurezza, Vlog e articoli 0

SSC e RACK: le due facce della stessa medaglia

Dopo l’ennesima volta in cui ho letto “Io non faccio SSC. Io faccio RACK.” non ce l’ho fatta più a reggere il Christian Grey di turno! Il fuffa-detector è andato fuori scala.

Immagino che molti di voi sappiano che cosa significhino questi due acronimi.

SSC significa “safe, sane and consensual” ovvero “sicuro, assennato e consensuale” (“sane” in inglese non significa “sano”, ma “assennato, responsabile”).

Questa espressione è apparta per la prima volta nel 1983 all’interno della newsletter del New York Gay Male S/M Activist (GMSMA), un gruppo di attivisti della scena gay sadomaso newyorkese.

La newsletter conteneva la seguente dichiarazione: “La GMSMA è un’organizzazione no-profit di gay maschi dell’area di New York City che sono seriamente interessati a un sadomaso sicuro, assennato e consensuale” (1).

Questa espressione viene attribuita a david stein – e probabilmente a suo dire è stato proprio lui a proporla – anche se l’intera dichiarazione fu opera di tutta l’associazione.

Il modo di dire “safe and sane” era stato ripreso dall’espressione “Have a safe and sane Fourth of July” (“Abbiate un Quattro luglio sicuro e responsabile”) (1); accadeva infatti spesso che durante i festeggiamenti per il Giorno dell’indipendenza degli Stati Uniti molte famiglie facevano barbecue e sparavano fuochi d’artificio, finendo però a volte per incendiare la casa o rimetterci qualche dito della mano.

L’obiezione che – tuttora – molti fecero è che molte delle pratiche sadomaso non possono essere completamente “sicure” e che quello che è “assennato”  per una persona può non esserlo per un’altra.

Chiariamo subito l’equivoco. “Sano e sicuro” non vuol dire che qualsiasi gioco debba esserlo al cento per cento, ma che lo sia il più possibile!

Ascoltiamo proprio le parole di david stein: “La strategia fu di non provare a definire il sadomaso come intrinsecamente ‘sano, assennato e consensuale’ […]. Nessuno di noi che redasse quella dichiarazione era così ingenuo. Sapevamo bene che le varie espressioni del sadomaso […] comprendevano pratiche che agli occhi di qualcuno potevano apparire non sicure, non assennate e non consensuali. […] Sapevamo in particolare che il concetto ‘sicuro’ varia da persona a persona. […] Essere responsabile, essere consapevole, fare bene il proprio lavoro, prendere precauzioni: questo è quello che intendevamo con ‘sicuro’. […] Il sadomaso può essere dannoso, fuori di testa o coercitivo, ma non deve esserlo e insieme abbiamo imparato a far presenti le differenze.” (1)

Bisogna pensare che queste parole furono scritte quaranta anni fa, quando da una parte si cercava di presentare all’opinione comune un’immagine del  BDSM che andava oltre al pensare che chi lo praticasse fosse una persona antisociale col passato segnato da abusi e dall’altra c’era anche l’esigenza di mettere alla porta all’interno della scena stessa tutti coloro che si avvicinavano al BDSM “con un comportamento pericoloso, antisociale o predatorio. Tutti noi conosciamo storie di bottom che sono stati traumatizzati o di top fuori di testa che hanno mandato qualcuno all’ospedale” (1).

La dichiarazione del 1983 continuava dicendo “Miriamo a migliorare la consapevolezza riguardo alla sicurezza e alla responsabilità […] e a diffondere le migliori informazioni mediche e tecniche riguardo alle pratiche SM” (1).

“Scandire ‘sano, assennato e consensuale’ come un mantra non vi salverà da una brutta sessione o da una brutta relazione e non rimpiazzerà gli anni di studio e di pratica che guidano un esperto top, bottom, dominante o sottomesso nel labirinto delle scelte con le quali entrambi si devono confrontare.” (1)

Insomma, l’intento era tutt’altro che normativo.

Ma ci fu anche chi, di fronte a questa levata di scudi, volle rimarcare che il “vero BDSM ™” era quello “non sicuro, non assennato e non consensuale”, arrivando a fare delle magliette a tema. (1)

Ecco che allora salta fuori un’altra sigla: il RACK, adatta a chi fa cose “veramente estreme”.

Eh, no, “RACK” non nacque per questo motivo.

RACK significa “Risk Aware Consensual Kink”, ovvero “gioco erotico consensuale in cui i partecipanti sono sono consapevoli sul fatto che ci siano dei rischi”.

È una sigla che è stata proposta da Gary Swich nel 1999 all’interno del gruppo USENET “TES-Friends” (una sorta di forum online della “The Eulenspiegel Society”, un’associazione BDSM statunitense, attiva dagli anni Settanta).

“Proposi RACK (Risk-Aware Consensual Kink) – racconta Gary Swich – come un’alternativa. Questa fu la mia motivazione: niente è perfettamente sicuro […] e la parte relativa all’‘assennato’ è decisamente soggettiva. […]RACK è effettivamente più provocatorio di SSA. […] RACK ci dà la libertà di avere fantasie non politicamente corrette.” (2)

Questo vuol dire che il RACK “supera” il SSC? No, semplicemente chiarisce alcuni aspetti, ma non significa che fare BDSM debba essere comunque “il più sano e assennato possibile” anche nelle pratiche che a prima vista sembrano tutt’altro che “sane e assennate”.

È lo stesso Gary Switch a dircelo.

SSC e RACK sono compatibili. Dubito che chi dice di essere SSC non voglia essere anche ‘conscio del rischio’ e chi crede nel RACK descriva le sue linee di condotta come ‘non sicure e non assennate’. La differenza è che ‘conscio del rischio’ ha un significato più chiaro rispetto a ‘assennato e sicuro’ che sono concetti più soggettivi.” (3)

Insomma, RACK chiarisce alcuni aspetti dell’SSC, ma non apre la porta al fare qualsiasi cosa ci passi per la mente. Parlare di RACK significa che si è consapevoli, ma anche informati e tecnicamente preparati riguardo al rischio. “Un conto è il rischio e un altro l’incompetenza” (3).

Insomma, da una parte chi ha “inventato” il SSC ricorda che nulla può essere perfettamente sicuro e dall’altra chi ha proposto il RACK chiarisce che comunque una pratica deve essere comunque il più sana e assennata possibile. E tutto questo è estremamente…assennato!

L’importante non è issare la bandiera di una certa sigla per proteggerci da nostri eventuali errori o per apparire più fighi, ma prendersi cura del partner, comunicare, negoziare bene e fare attenzione a quello che si fa (che poi sono termini che sono stati riassunti in un ulteriore acronimo – il CCCC).

Quindi quando sentite dire che il bondage, la frusta o qualsiasi altra pratica è “RACK e non SSC” oppure che “io faccio RACK e non SSC”…beh, prendetelo come un campanello di allarme che qualcuno sta per darvi una fregatura!

“Meno acronimi e più comunicazione!” (3)

 

FONTI

1 Sull’SSC: http://www.ds-arts.com/academy/SSC_Origins.html (traduzione in italiano: https://www.legami.org/bdsm/bdsm_dettaglio.asp?sez=Articoli&ID=331&titolo=L%27Origine%20del%20RACK:%20RACK%20Vs.%20SSC)

2 Sul RACK: https://www.the-iron-gate.com/essays/138

3 Intervista a Gary Switch: https://fetlife.com/users/53355/posts/25734 (originariamente postata su http://www.thebottomline.crystal-bridge.com/main.html (non più attivo))

In italiano: https://www.bdsmitalia.org/ssc-origini-e-vero-significato-della-sigla-piu-famosa-del-bdsm/



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Andrea:

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